Associazionismo giovanile per una rivoluzione culturale
Chi ha partecipato: Enrico, Marta, Dewi, Andrea, Davide, Emilia, Marco.
L’associazionismo giovanile può essere il mezzo per far sentire la propria voce, benché si evidenzi una fatica di legittimazione, di accesso agli spazi e soprattutto ai fondi vincolati da bandi che non permettono di formulare progettualità puntuali basate su reali bisogni rilevati sui territori e che premiano solo associazioni con esperienze consolidate. Un’altra criticità è legata alla mancanza di ambiti di ascolto, supporto, confronto e collegamento istituzionali, che aiutino a “dare gambe” alle idee dei giovani (singoli o già associati), che permettano di acquisire esperienza, che mettano i giovani in contatto con realtà simili alle loro e che aiutino a rispondere anche alla necessità di abbinare la creatività al lavoro.
Altro aspetto riguarda la possibilità di costruire affinità e reti (anche temporanee), che permettano di creare “massa critica” per proporre dal basso ed essere ascoltati dall’alto. Nello stesso tempo però è penalizzata l’indipendenza, se non si è dentro certi circuiti difficilmente una realtà riesce a crescere ed affermare le proprie progettualità. Ora come ora per come è gestito e supportato l’associazionismo giovanile, non aiuta i giovani a muoversi. Sintesi finale: una rivoluzione culturale non può prescindere dai giovani; occorre un’azione politica attraverso la democrazia diretta che permetta la partecipazione del singolo, dell’associazione o del gruppo (anche informale); occorre quindi pensare ad un luogo di ascolto, mediazione e messa in rete di realtà giovanili capace di supportarne la crescita e l’affermazione delle idee e delle progettualità.
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L’unione fa la forza
Chi ha partecipato: Enrico, Fabrizio, Francesca, Simona, Cludia, Michelangelo, Tommaso, Simone, Dewi, Fabio, Sara, Susanna.
Come dare voce alle piccole Associazioni? Attualmente per esse è molto difficile sopravvivere. Una soluzione potrebbe essere una rete di associazioni unite in base ad un’affinità generale, pur mantenendo le loro diverse identità. L’obiettivo potrebbe essere quello di agire insieme sugli stessi problemi, creando così una massa critica, cercando di avere una forza politica (intesa come impegno sociale). Il grosso problema è la disillusione dei giovani. Sembrerebbe che la nostra società sia chiusa ad azioni propositive riconosciute dalle istituzioni. È necessario un impegno di AZIONE DIRETTA, che superi il BENALTRISMO (“c’è ben altro..!” forma di rassegnazione passiva). Bisogna fare RETE (es. virtuoso: portale Giovani e Liguria). C’è il rischio che si agisca solo quando la situazione è disperata.
Cosa posso fare io (noi) oggi? Dobbiamo partire dal piccolo e attuare delle azioni dirette. In un gruppo allargato c’è più capitale sociale, ci sono più risorse, si ha inevitabilmente più forza per raggiungere un obiettivo. Cosa dovrebbe fare un’associazione di giovani per i giovani stessi? Il problema è un’iper-informazione che si traduce in dis-informazione. Il rischio è di creare una moltiplicazione di realtà, che duplica gli sforzi. Lo slogan potrebbe essere: no concorrenza, ma alleanza. L’idea è di una rete dove avvenga uno scambio di competenze (ad esempio la proposta di creare una banca dati delle competenze). Bisogna solo organizzare le informazioni, ma è molto faticoso. Siamo nell’era dell’accesso, ma non siamo capaci ad utilizzare gli strumenti. Nel momento in cui si potrebbe avere la conoscenza e quindi il potere di realizzare delle cose, non si è in grado di farlo. Grande disponibilità della Regione Liguria nel dare il sostegno e gli strumenti: ma attenzione! Spesso manca l’interfaccia (i giovani).
L’associazione Ecce Onlus si propone di essere capofila di un progetto per creare un coordinamento di Associazioni giovanili.


Giovani Liguria
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